Attualità di Redazione , 06/08/2026 17:11

Zampe e musi pelosi che restituiscono la vita: i due anni di Pet Therapy all'Hospice di Marzana

Pet Therapy Marzana
Pet Therapy Marzana

Due anni di Pet Therapy all’Hospice di Marzana: quando un muso peloso e una zampa tesa restituiscono la vita ai giorni, tra carezze, sguardi complici e un calore che scalda il cuore.

Ci sono luoghi in cui il tempo sembra rallentare, dove la fragilità incontra la cura più profonda e dove un battito di coda può fare il miracolo di riaccendere un sorriso sopito. Per un malato ricoverato in Hospice, la compagnia di un cane non è semplicemente un momento di svago: significa poter tornare a stringere una zampa affettuosa come si faceva un tempo con il proprio animale di casa, sentire sul viso il calore rassicurante di un muso che non giudica e non chiede nulla, e riscoprire, attraverso un contatto puro e silenzioso, quel senso di casa, di protezione e di normalità che la malattia rischia di strappare via. È ciò che succede all’Hospice di Marzana con la Pet Therapy, un percorso che conferma la valenza terapeutica e umana di questa co-terapia come abbraccio integrato alle cure palliative.

Dopo due anni di attività, per il progetto di Interventi Assistiti con gli Animali (Pet Therapy) presso l’Hospice di Marzana, promosso dall’ UOC Cure Palliative dell’ULSS 9, ora è tempo di bilanci.

Avviata grazie alla sinergia virtuosa tra l’Hospice e l’Équipe di Cure Palliative, il Rotary Club Verona Scaligero (che ne sostiene il finanziamento nell’ambito delle attività di servizio alla comunità), l’associazione del terzo settore ADO e l’Associazione Doctor Dog, l’attività si appresta a diventare un punto fermo nell’offerta assistenziale dell’Azienda.

“La presenza degli animali trasforma temporaneamente l’Hospice, rendendolo un luogo percepito non solo come spazio di fine vita, ma di cura, relazione e benessere- afferma il Direttore dell’UOC Cure Palliative, Dott. Ezio Trivellato-. Riesce a donare all’ambiente un’atmosfera più familiare e serena, restituendo un’immagine meno negativa e profondamente umana del percorso di cura.”