Scontri all'Arcella con i Carabinieri durante un controllo: 4 attivisti del Pedro condannati

Il tribunale di Padova ha condannato quattro militanti del centro sociale Pedro per i fatti del 15 aprile scorso quando, nel corso di un controllo stradale gli occupanti di un'auto opposero resistenza dando vita ad una colluttazione.
Per tre di loro, due 30enni e un 24 enne residenti a Padova, la condanna è di un anno per resistenza a pubblico ufficiale, mentre per la ragazza di 22 anni la condanna è di un anno e sei mesi per resistenza ma anche per lesioni aggravate a un militare dell’Arma.
I FATTI Nella tarda serata del 15 aprile scorso i Carabinieri, nel corso di un controllo, notavano l’atteggiamento sospetto della conducente di un’utilitaria temporaneamente parcheggiata nei pressi di un esercizio pubblico lungo via Annibale da Bassano all’incrocio con via della Santissima Trinità. La donna, alla vista della pattuglia, faceva salire a bordo due giovani appena usciti da una vicina tabaccheria e cercava in tutta fretta di defilarsi.
Insospettiti dalla manovra, hanno deciso di procedere al controllo del veicolo e degli occupanti i quali da subito hanno assunto un atteggiamento ostile ed oltraggioso, tentando a più riprese di eludere il controllo dimenandosi con calci e pugni al fine di allontanarsi. La situazione è degenerata poco dopo quando sul posto sono arrivati una quarantina di militanti del vicino centro sociale Pedro che, attuando una vera e propria barriera fisica attorno ai militari, creavano una situazione di forte pressione e di accerchiamento, provando in tutti i modi a ostacolare il controllo per agevolare la fuga dei fermati. Sarebbero state circa 40 le persone coinvolte.
Solo grazie all’immediato arrivo sul posto di numerose pattuglie della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Locale di Padova e dopo una prolungata e reiterata resistenza, i tre occupanti del veicolo sono stati bloccati assieme ad un quarto individuo e accompagnati in caserma, dove sono stati arrestati in flagranza di reato per resistenza, lesioni personali e oltraggio a pubblico ufficiale. Il bilancio fu di 7 feriti.
LE MISURE DELLA POLIZIA Il Questore Marco Odorisio, alla luce della gravità dei comportamenti descritti, aveva emesso 7 provvedimenti di prevenzione personale, 4 Daspo Willy di cui 3 con obbligo di firma, 2 avvisi orali ed un altro Daspo fuori contesto nei confronti dei 4 giovani, oggi condannati.
LA NOTA DEGLI ATTIVISTI “E' una una sentenza che continua a colpire chi ha subito violenze da parte delle forze dell’ordine. La ricostruzione emersa dai verbali dei carabinieri, verrà contestata in appello: per i militanti del Pedro e per la grossa fetta solidale della cittadinanza che li sostiene, quello che è accaduto non è mai stata una vicenda di mero “ordine pubblico”, ma un episodio vero e proprio di violenza e abuso da parte delle ritenute forze dell’ordine. Non solo vittime, ma perfino condannati” si legge in una nota diffusa sui social.
“La vicenda non si chiude oggi” dichiarano i militanti del Pedro “davanti ad un abuso così palese continueremo a far valere le nostre ragioni dentro e fuori dalle aule di tribunale. Attendiamo le motivazioni della sentenza, ma l’impressione è che nonostante in tribunale la narrazione costruita ad arte da parte dei carabinieri sia stata smontata dimostrandone l’inattendibilità, portando infatti ad una riduzione rispetto alla pena richiesta, il giudice non sia stato capace di assumersi la responsabilità di una giusta assoluzione. Il motivo è chiaro: il tribunale non può ammettere l’abuso, la falsa testimonianza e l’arbitrarietà del comportamento dei carabinieri. Nonostante nessuna prova desse validità alla loro storia, il tribunale ha deciso di condannare degli innocenti pur di non smentire l’arma dei carabinieri.”
I militanti concludono: “Ad aggravare questo quadro inquietante si riporta che una delle condanne riguarda un reato creato con l’ultimo decreto sicurezza già dichiarato incostituzionale da quattro tribunali. La frase scritta a caratteri cubitali in aula “la giustizia è uguale per tutti” oggi, come spesso accade quando sono in gioco i ruoli di potere e lo Stato, è risultata vana”.

