Danni in Veneto per due miliardi per crisi climatica tra il 2015 e il 2024

Il Veneto è la terza Regione in Italia a pagare il conto più alto degli eventi meteo-idro estremi che hanno colpito la penisola tra il 2015 e il 2024: registra quasi due miliardi di euro di danni a fronte dei quali i governi nazionali che si sono succeduti hanno stanziato poco meno di 300 milioni di euro, corrispondenti al 15% delle coperture necessarie. È quanto emerge dal rapporto "Quanto costa all'Italia la crisi climatica?" di Greenpeace Italia, che oggi diffonde i dati regionali e locali su frane e alluvioni in occasione dell'apertura a Padova della mostra "GEA 2076 - Ricordi dal futuro". dove è stata installata alla Golena San Massimo, l'installazione-museo realizzata dall'artista Alessandro Calizza .
Analizzando i dati di Ispra e Dipartimento della Protezione Civile, emerge nei 10 anni considerati da Greenpeace, il Veneto risulta anche la quinta Regione italiana più colpita per numero di eventi meteo-idro estremi. Allo stesso tempo, è al terzo posto tra le Regioni che più hanno investito risorse per la prevenzione del dissesto idrogeologico, spendendo 877 milioni di euro. "Con quasi 2 miliardi di euro di danni in 10i anni, il Veneto si dimostra uno degli epicentri della crisi climatica nel nostro Paese, con impatti che già da tempo colpiscono duramente i territori e le comunità- rileva Federico Spadini, della campagna Clima di Greenpeace Italia - Le risorse spese in prevenzione, e soprattutto in interventi di riparazione, sono ancora troppo poche e sono un segnale che la politica italiana non prende ancora sul serio l'emergenza più grande della nostra epoca, quella climatica. È il momento di agire, prima che gli effetti della crisi climatica diventino irreversibili".
"L'installazione - spiega l'artista Alessandro Calizza.non nasce per generare timore o ansia, ma punta a stimolare una partecipazione consapevole alla vita pubblica. L'intento è dare vita a un dispositivo con cui parlare sia a giovani che meno giovani, con un linguaggio e un'estetica liberi dalle forme più canoniche dei classici luoghi dell'arte, spesso troppo rigide e poco adatte a innescare quel dialogo e quell'interazione necessari perché l'opera lasci poi davvero qualcosa a chi ne fa esperienza".

