Biennale, contestato dall'Ucraina il padiglione russo. Zaia: "Evento sia occasione per la pace"

Sia da parte della Biennale sia da parte del Governo italiano la condanna dell'invasione russa dell'Ucraina è stata ferma e inequivocabile: l'aggressore è la Russia, l'aggredita è l'Ucraina. Su questo non possono esserci ambiguità. Detto questo, continuo a ritenere che tutti dovremmo avere un obiettivo più alto, che è quello della pace". Lo afferma il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, commentando l'avvio della procedura di ritiro dei fondi Ue per la presenza del padiglione russo.
Secondo Zaia "la Biennale può diventare una grande occasione per parlare di pace e per portare avanti un messaggio forte, universale, di quelli che solo il mondo dell'arte, della cultura, degli intellettuali e degli artisti, nei passaggi più drammatici della storia, ha saputo esprimere con autentica potenza. La storia ci insegna proprio questo: approfittiamo di questa occasione per far prevalere il linguaggio del confronto, della convivenza, della pace, e non quello della contrapposizione sterile. Per questo esprimo solidarietà al presidente Pietrangelo Buttafuoco, che non ha bisogno di avvocati difensori ma ha il diritto di vedere riconosciuto il lavoro serio svolto fino ad oggi alla guida di una istituzione che rappresenta non solo l'arte, ma anche l'architettura, il cinema e molto altro ancora". "L'Europa - sottolinea quindi Zaia - continua a premere sull'acceleratore appellandosi a norme, sanzioni e ad altri aspetti di natura formale, quasi lasciando intendere che uno dei principali problemi del nostro continente, o addirittura del mondo, sia oggi la presenza del padiglione russo alla Biennale. Francamente, mi pare una rappresentazione esagerata. Chiarito, una volta per tutte, che nessuno è qui per santificare o normalizzare la posizione russa e che la responsabilità della guerra resta in capo a chi ha scelto l'aggressione, io auspico che questi movimenti tellurici, fatti di lettere europee, richieste e pressioni, non si trasformino in un terremoto, ma si fermino a semplici scosse di assestamento", conclude.

