Attualità di Redazione , 21/03/2026 7:00

Istat: "Nel 2024 cala il prelievo di acqua potabile in Italia ma sempre al top in Ue"

Depuratore acqua
Depuratore acqua

Nel 2024, in Italia sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile, il livello più basso degli ultimi 25 anni e il 3,0% in meno rispetto al 2022. Tuttavia, il nostro Paese si conferma da oltre vent'anni quello che preleva più acqua dolce per uso potabile nell'Ue, superando nettamente Francia e Germania. Il primato si accompagna a un forte ricorso alle acque sotterranee. Anche in valori pro capite l'Italia, con 150 metri cubi annui per abitante, è ai vertici europei e seconda solo all'Irlanda. Lo afferma l'Istat in un focus diffuso in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e celebrata ogni 22 marzo.

Nel 2024, i residenti coinvolti da misure di razionamento dell'erogazione dell'acqua nei capoluoghi di provincia/città metropolitana sono oltre un milione (5,8% della popolazione), in aumento rispetto ai 760mila dell'anno precedente (4,3% nel 2023), e i Comuni coinvolti salgono da 14 a 17. Le criticità riguardano soprattutto il Mezzogiorno e, in particolare, la Sicilia.

Nel 2025, 2,7 milioni di famiglie dichiarano di aver riscontrato irregolarità nel servizio di erogazione dell'acqua nell'abitazione: sono il 10,2% delle famiglie, (+1,5% sul 2024). Sempre nel 2025, tre famiglie su 10 non si fidano a bere l'acqua del rubinetto, ma sono oltre la metà in Sicilia (57,6%) e Sardegna (52,1%). Nel 2023, quasi 19 milioni di metri cubi di acque minerali naturali sono state prelevate a fini di produzione (+0,2% rispetto al 2022), di cui oltre la metà al Nord (53,7%) e il 22,9% al Sud.

La contrazione dei prelievi idrici, spiega l'Istat, "risente delle criticità legate alla riduzione della disponibilità di alcune fonti, con particolare riguardo ai problemi infrastrutturali e ai razionamenti imposti in varie aree del Paese che hanno ridotto i volumi movimentati. La flessione è inoltre determinata da alcuni segnali incoraggianti su scala locale, riconducibili al miglioramento dell'efficienza delle reti, alla diminuzione delle perdite e a un monitoraggio più accurato. A completare il quadro intervengono inoltre le dinamiche demografiche, come il calo della popolazione e l'aumento dell'età media, che stanno rimodellando i consumi".

Nel 2024, il maggiore prelievo di acqua per uso potabile avviene nel distretto idrografico del Fiume Po, a livello regionale in Lombardia poi in Lazio e Campania. Quanto ai volumi prelevati pro capite si va dai circa 100 litri per abitante al giorno in Puglia agli oltre 1.700 litri del Molise.

Le acque sotterranee sono una risorsa strategica per l'approvvigionamento idropotabile delle città, con quote superiori al 75% in tutti i distretti idrografici, ad eccezione della Sardegna. Nel 2024, l'84,8% del prelievo deriva da sorgenti e pozzi e il 15,1% da acque superficiali (corso d'acqua, lago naturale e bacino artificiale).

Nel 2025 quattro famiglie su dieci considerano elevati i costi per l'erogazione dell'acqua mentre poco più della metà continua a considerarli adeguati (52,8%). Sempre l'anno scorso, le famiglie che non si fidano di bere l'acqua del rubinetto sono tre su 10 (29,9%), in lieve crescita rispetto al 2024, +1,2 punti percentuali (rpt "punti percentuali"), dal 19,6% nel Nord-est al 56,2% nelle Isole. A livello regionale, le percentuali più alte si riscontrano in Sicilia (57,6%), in Sardegna (52,1%) e in Calabria (44,6%). L'Umbria è sempre in testa per il consumo di acqua minerale i cui prelievi nazionali si mantengono stabili rispetto al 2022.