VIDEO | La notte della folle paranoia: il retroscena dell'omicidio di Mira
Dietro l’omicidio di Sergiu Tarna, il barman moldavo di 25 anni ucciso la notte di San Silvestro a Malcontenta di Mira, emergono amicizia, gelosia e paranoia. A raccontarlo sono gli amici comuni della vittima e del presunto assassino, Riccardo Salvagno, di 40 anni, vigile urbano in servizio come piantone al Tronchetto e oggi in carcere a Venezia.
«All’inizio non avremmo mai pensato potesse essere stato lui – raccontano – erano molto amici. Poi abbiamo iniziato a unire i puntini». Tra i due, secondo quanto riferito, ci sarebbe stato un violento litigio pochi giorni prima, legato a un presunto video girato in un night club di Tessera. Salvagno temeva che quelle immagini potessero danneggiare la sua immagine di pubblico ufficiale e pretendeva che Sergiu le cancellasse. Tra le piste per il movente anche la droga.
Gli amici descrivono il vigile, appassionato di belle auto e frequentatore della vita notturna in provincia di Venezia, come una persona socievole ma soggetta a scatti d’ira e convinzioni ossessive, spesso senza riscontri reali. A pesare anche la gelosia, in particolare per una ballerina di un locale di lap dance, che Salvagno credeva avesse un interesse per Sergiu. Timori che, secondo chi li conosceva, erano infondati. Riccardo Salvagno era stato in servizio a Padova, dove era vigile di quartiere. Si era occupato di sicurezza di prossimità e di controlli agli esercizi commerciali.
La notte del 30 dicembre il 25enne viene attirato fuori da un bar di Mestre, caricato con la forza su un’auto sotto la minaccia di una pistola e portato nei campi di Malcontenta. Qui tenta di fuggire, viene immobilizzato e infine ucciso con un colpo di pistola alla testa sparato a bruciapelo. Un’esecuzione, da guerra, spietata, guardando in faccia la vittima.
Le immagini delle telecamere, il tracciamento del cellulare e l’auto riconducibile a Salvagno hanno consentito ai carabinieri di ricostruire l’intera sequenza. Dopo il delitto il vigile passa da Verona, dove prende l’aereo. Fugge in Spagna, prima di rientrare in Italia e venire arrestato il 6 gennaio.
Ora si indaga anche su un possibile complice. Gli amici chiedono giustizia per Sergiu e per la sua famiglia, convinti che l’omicidio sia stato premeditato. La madre, disperata, urla: mio figlio ucciso da chi avrebbe avuto il compito di difenderlo.

