Economia di Redazione , 02/12/2025 11:07

Giovani Imprenditori Confartigianato a Stefani: "Lavoriamo per politiche per nuova generazione"

Gianni Mezzalana
Gianni Mezzalana

Terzo posto per il Veneto per l’indice Confartigianato dei Territori Youth Friendly 2025 (ICYF), ma il dato va letto senza filtri: sul podio per Occupazione (il tasso di occupazione è al 75,6% ben oltre la media nazionale che si ferma a 67,1%), ma al 9° posto per vitalità del sistema produttivo, al 6° posto performance del sistema educativo, al 5°posto per capacità amministrativa e inclusione territoriale.

L’indice elaborato da Confartigianato Imprese misura quanto i diversi territori italiani offrono condizioni favorevoli ai giovani ed è calcolato a partire da 27 indicatori ( elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato su dati Inps, Istat e Unioncamere), ognuno dei quali standardizzato su una scala compresa tra 100 e 1000 punti dove 1000 rappresenta la condizione più favorevole, 100 quella meno favorevole. Ai primi tre posti per valore dell’ICYF troviamo la Lombardia (con indice pari a 709, il 22,5% superiore alla media nazionale), seguita dall’Emilia-Romagna (con indice pari a 687, il 18,6% superiore alla media nazionale) e il Veneto (con indice pari a 680, il 17,4% superiore alla media nazionale).

È Padova la provincia più performante della regione dell’indice ICYF 2025 (650 punti, 7ª posizione nazionale). Analizzando i singoli pilastri, emergono Vicenza per Occupazione e dinamiche giovanili e per Capacità amministrativa e inclusione territoriale, Verona per Struttura e vitalità del sistema produttivo e Padova per Capitale umano e istruzione.

Per Occupazione e dinamiche giovanili - categoria che riassume la capacità dei territori di offrire ai giovani opportunità lavorative di qualità (contratti stabili), di contenere la platea di under 30 esclusi da percorsi di studio-lavoro e la proiezione demografica dei prossimi 25 anni della popolazione 25-34 anni - si registrano condizioni migliori per le regioni di Veneto (1° in classifica), Piemonte e Umbria, mentre quelle peggiori si riscontrano Sardegna (20°, ultima in classifica), Campania e Calabria

Per Struttura e vitalità del sistema produttivo – categoria che coglie quanto il sistema delle imprese sia in grado di rigenerarsi, crescere e coinvolgere le nuove generazioni e che comprende gli indicatori relativi alla presenza di imprese nuove e giovanili, alla loro capacità di sopravvivenza, al livello retributivo dei dipendenti, nonché alla capacità di apertura del mondo imprenditoriale verso i giovani (diffusione di tirocini e PCTO) - si registrano condizioni migliori per le regioni di Lombardia (1°), Campania e Lazio e peggiori per quelle di Valle d’Aosta (20°), Marche e Toscana. Qui il Veneto si ferma al 9°posto. 

Per Capitale Umano e Istruzione – ambito che raccoglie la qualità e le performance del sistema educativo e formativo, la diffusione di competenze alfanumeriche e trasversali tra i giovani, la quantità di laureati, nonché la capacità del territorio di attrarre e valorizzare giovani ad alto titolo di studio - si registrano le condizioni migliori per le regioni di Lombardia (1°), Umbria e Emilia-Romagna e quelle peggiori per Sicilia (20°), Campania e Calabria. Il Veneto è al 6°posto.

Infine per il quarto pilastro relativo alla Capacità amministrativa e inclusione territoriale - categoria che valuta quanto l’amministrazione pubblica locale e i servizi territoriali siano efficienti, accessibili e di qualità, contribuendo a creare un contesto favorevole per i giovani e le famiglie e che include gli indicatori relativi alla capacità di conciliare vita-lavoro, alla diffusione dei servizi sociali ed educativi, alle condizioni abitative (affitti/equità abitativa) e alle relazioni digitali con la Pubblica amministrazione - si registrano le condizioni migliori per le regioni di Emilia-Romagna (1ª), Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia e quelle peggiori per Lazio (20°), Campania e Molise. Il Veneto è al 5°posto. 

“Oggi il Veneto è davanti a un bivio: continuare a vivere di rendita, contando su un mercato del lavoro che regge, oppure elaborare una politica generazionale che rimetta al centro istruzione, servizi, qualità della vita e innovazione produttiva – è la riflessione di Gianni Mezzalana, Presidente del Gruppo Giovani di Confartigianato Imprese Veneto, che plaude alla scelta del neo eletto Presidente Stefani di trattenere per sé la delega ai giovani. Il Veneto è una terra che dà lavoro ma che non sembra essere così attrattiva per chi sceglie di fare impresa – il messaggio di Mezzalana – che mette sul piatto una serie di proposte concrete come uno Sportello Unico Giovani Imprese, una PA che non faccia perdere tempo tra autorizzazioni, bandi e contributi con tempi massimi garantiti e una fiscalità agevolata per i giovani. Ancora collaborazioni pubblico-private per alloggi moderni e accessibili, condizione chiave per trattenere forza lavoro qualificata e potenziamento dei servizi di conciliazione vita-lavoro con asili nido convenzionati con le imprese e un fondo regionale per start-up artigiane con microcredito agevolato".

“In Veneto oggi ci sono circa 35.000 imprese under 35, ma in dieci anni ne abbiamo perse quasi un quarto – aggiunge – e’ un dato che racconta una tendenza preoccupante: i giovani (almeno ancora per ora) non mancano, manca la spinta a restare e a fare impresa nel territorio. Per questo, come Movimento Giovani di Confartigianato, stiamo lavorando su una proposta concreta: un fondo per sostenere chi decide di aprire o rilevare un’attività artigiana nel proprio territorio. In particolare, nei comuni più piccoli, con contributi per l’avvio, la digitalizzazione e la sostenibilità. Crediamo che il futuro del Veneto passi da qui: dare ai giovani la possibilità di costruire impresa dove sono nati, senza dover scegliere tra lavoro e appartenenza. A nostro avviso – prosegue Mezzalana - per agevolare l’imprenditorialità giovanile occorrono strumenti ad hoc, per esempio il credito di imposta per i giovani che vogliono rilevare l’azienda di famiglia, subentrare in un’impresa già avviata o creare una propria attività". 

Non ultimo il Presidente del Gruppo Giovani è critico nei confronti di incentivi e agevolazioni solo per gli Under 35: andrebbe rivisto il limite d’età. Oggi i giovani prima di avviare un’attività in genere si laureano, poi se hanno l’opportunità fanno tirocini ed esperienza in azienda e nella fase successiva, se hanno la capacità economica, decidono di avviare una propria attività. In genere avviene tra i 30 e i 40 anni. Sarebbe bene ipotizzare un’estensione degli aiuti per tutti coloro che vogliono fare impresa, snellendo anche gli aspetti burocratici ed amministrativi.