VIDEO | La tragedia del bus di Mestre due anni dopo
Il 3 ottobre 2023, poco prima delle 20, un autobus elettrico della compagnia “La linea” uscì di strada a Mestre, precipitando dal cavalcavia Vempa. In pochi istanti il mezzo sfondò il guard rail, cadde per una decina di metri e prese fuoco. Le immagini fecero il giro del mondo: un groviglio fumante, le luci dei soccorritori riflesse nell’asfalto prima bagnato e poi incadescente, il silenzio della sera spezzato dalla disperazione. Ventuno le persone che persero la vita, tra cui il conducente Alberto Rizzotto, 40 anni, e venti turisti stranieri, tra cui una bambina ucraina di soli 8 mesi. Altre 15 persone rimasero ferite, alcune in modo molto grave. Tra di loro una turista spagnola, morta in ospedale nei mesi successivi. Dopo le operazioni di recupero del mezzo, e l’apertura da parte della procura di un fascicolo per omicidio stradale plurimo, la priorità divenne la ricerca delle cause dell’incidente: inizialmente si ipotizzò un malore del conducente, ma col passare dei mesi venne dimostrato che le cause erano purtroppo riconducibili alla superficialità e all’incuria. Nel giugno 2024, dopo mesi di perizie, il primo punto fermo: il perno del giunto dello sterzo si era rotto rendendo l’autobus ingovernabile. Un cedimento strutturale del mezzo, imputabile, forse, a un difetto di fabbricazione o a controlli insufficienti. Il guardrail poi, che doveva impedire al bus di cadere non ha retto. Barriere vecchie, segnalate da anni come insufficienti, con varchi, ossidazioni e punti critici mai rinforzati, con un guardrail del 1960 che proteggeva ancora una delle arterie più trafficate della città.

